Il forte innalzamento dell’età media al primo matrimonio ed “il crescente coinvolgimento di soggetti con precedenti esperienze coniugali”: sono queste, secondo quanto scrivono Gian Carlo Blangiardo e Stefania Rimoldi sull’ultimo numero di “Famiglia oggi” (8-9/1999), le due principali tendenze che accomunano le famiglie europee. Con delle differenze, precisano però gli autori dell’articolo, che dividono i Paesi europei in tre gruppi: “quelli in cui il modello della convivenza rappresenta una scelta radicata e si configura come alternativa al matrimonio (Svezia e Danimarca); quelli in cui essa va affermandosi come fase transitoria e spesso preliminare alla scelta nuziale (Austria, Finlandia, Francia, Germania, Olanda e Regno Unito); e infine quelli in cui la vita di coppia fuori dal matrimonio resta del tutto marginale e, forse, risulta più enfatizzata che realmente adottata (Italia, Spagna, Grecia e Portogallo)”. Se la stabilità del matrimonio è in declino dappertutto, visto che “il tasso di divorzialità si è rivelato in crescita”, in campo riproduttivo i Paesi dell’Unione europea “presentano una varietà di comportamenti che chiamano in causa culture e tradizioni diverse, ma forse anche condizioni socioeconomiche e scelte di politica familiare alquanto differenziate”, osservano gli autori. In conclusione, “mentre le coppie del Nord Europa fanno più figli, moderatamente più tardi e decisamente più al di fuori del vincolo matrimoniale, quelle dell’area mediterranea mantengono le scelte procreative entro l’ambito familiare, ma reagiscono alle crescenti difficoltà dell’essere genitori trasformando il tradizionale rinvio dei progetti di fecondità in un loro consistente ridimensionamento”.