“A giudizio di Alberto Ronchey – sul ‘Corriere della Sera’ di ieri, domenica 22 agosto – assistiamo, in Italia, ad un eccesso di ‘zelo confessionale’ che può degenerare ‘nella commistione tra sacerdotium e regnum’. In altre parole: la Chiesa, il potere confessionale, ‘appare incline ad esercitare pressioni crescenti su quello statale'”. E’ quanto rileva Alberto Campoleoni, esperto di problemi della scuola, in una nota che apparirà sul prossimo numero del Sir. “Tre gli esempi – prosegue Campoleoni – citati da Ronchey per dimostrare l’assunto: la questione scolastica, con le richieste dei vescovi per i ‘finanziamenti per l’istruzione cattolica’; il tema della bioetica, con le ‘pressioni’ della Chiesa perché ‘la legislazione italiana si adegui alla sua dottrina’; l’appuntamento del Giubileo, con le ‘esigenze spesso esorbitanti’ del Vaticano. Lasciando bioetica e Giubileo ad altri, vale la pena di soffermarsi qui sulla questione scolastica, nel ricordare la quale Ronchey non manca di sollevare per l’ennesima volta un vecchio cavallo di battaglia dei laicisti più convinti. A proposito dello ‘scontento e delusione’ dei vescovi per le mancate sovvenzioni dirette alle loro scuole, ricorda che ‘già grava sullo Stato il costo dei docenti di catechismo in tutte le scuole pubbliche’. Ma quali docenti di catechismo? L’allusione, non nuova, è agli insegnanti di religione, che però col catechismo non hanno in verità a che fare. E bisognerebbe smetterla, una volta per tutte, di continuare ad alimentare un equivoco usato strumentalmente. A oltre 15 anni di distanza dalla revisione degli accordi concordatari, in cui si è definita la nuova disciplina dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche ‘nel quadro delle finalità della scuola’, ci si aspetterebbe, almeno da chi ha la pretesa di argomentare e riflettere sull’argomento, che venissero lasciate da parte le semplificazioni da comizio. Nelle scuole pubbliche – rassicuriamo Ronchey e chi gli avesse dato retta – non si fa catechismo. Né ci sono catechisti della Chiesa pagati dallo Stato. Piuttosto ci sono insegnanti – adeguatamente qualificati, secondo regole concordate – che assicurano un insegnamento scolastico curricolare della religione cattolica (con i metodi tipici scolastici dell’approfondimento e della riflessione critica, nel confronto con le dinamiche culturali e le altre religioni), ritenuto necessario al raggiungimento pieno delle finalità della stessa scuola pubblica. Quante volte è stato detto e ridetto, citando gli accordi di revisione concordataria, l’Intesa tra ministero della Pubblica istruzione e Conferenza episcopale, documenti scolastici ed ecclesiali. Eppure resta il refrain del ‘catechismo’ a scuola. Non è forse questo un ‘pregiudizio anticlericale’ che invece lo stesso Ronchey dichiara inesistente?”” “”Un’altra considerazione – conclude Campoleoni – in questi ultimi giorni, improvvisamente, la polemica sull’insegnamento della religione è tornata sui giornali. Come mai? Viene in mente che potrebbe essere vicina, in Senato, l’approvazione di un disegno di legge sullo stato giuridico degli insegnanti di religione, che ha già conosciuto difficoltà in commissione. Un voto favorevole di Palazzo Madama sarebbe un passo importantissimo per un provvedimento che si attende – dopo tante promesse – da anni. Sorge allora il dubbio che si stia preparando il terreno per una più forte opposizione, per compattare un fronte ‘laico’ e benpensante capace di fermare possibili ‘cedimenti confessionali’. Speriamo sia solo un pensiero cattivo”.” “