“E’ una vera tragedia. Sono morti più di 600.000 uomini, gli stessi uccisi in Italia durante la prima guerra mondiale, e oltre un milione di persone sono scappate dal Paese. La guerra in Sierra Leone non è diversa da quella che c’è stata in Kosovo, eppure l’Occidente non la considera e il suo intervento è marginale. Sembra che non valga la pena di combattere per gli africani, come se la loro fosse una sofferenza minore”. Lo ha affermato padre Giuseppe Berton, missionario saveriano, da trent’anni in Sierra Leone, che ha portato la sua testimonianza al Meeting per l’amicizia fra i popoli in corso in questi giorni a Rimini. P. Berton ha ricordato che la guerra coinvolge anche i giovanissimi: “Vengono presi dai ribelli ancora bambini e addestrati per combattere – ha raccontato -. A dodici anni, invece di parlare di sport e di musica, usano con competenza le armi. Un ragazzino di tredici anni, già caporale, mi diceva che non c’era niente di meglio che usare una pistola Beretta”. La Sierra Leone è uno dei Paesi più ricchi di materie prime, eppure è l’ultima nazione tra quelle in via di sviluppo. “La vendita di diamanti grezzi o dell’oro – ha spiegato – può essere fatta solo ad alti livelli e con collegamenti con l’estero. Questo comporta l’esclusione della gente ‘comune’, mentre una sorta di mafia controlla tutto il commercio”. Secondo padre Berton per fare in modo che in Sierra Leone inizi un processo di pace “occorre che l’opinione pubblica sia a conoscenza di quanto sta avvenendo. Dobbiamo condividere la loro sofferenza”. Il Meeting di Rimini si è aperto ieri, 22 agosto, e continuerà fino al 28 agosto. Sono previste tavole rotonde, testimonianze, spettacoli teatrali e musicali e sono state allestite numerose esposizioni.” “” “