“E’ compito della Chiesa premiare e incentivare tutte quelle opere che vanno in controtendenza, che spingono alla riflessione più che all’evasione, all’approfondimento più che alla banalizzazione. Per questo in moltissimi festival c’è una giuria che ha il compito di segnalare, con un premio, le opere in cui emergono maggiormente i valori umani e spirituali, come nel caso dell’Ocic, l’organizzazione cattolica internazionale del cinema, qui a Venezia”. Spiega così, in un’intervista che apparirà sul prossimo numero Sir, don Dario Viganò, dell’Ufficio comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana, la presenza della Chiesa italiana a Venezia, in occasione della 56 Mostra internazionale d’arte cinematografica che si apre il 1 settembre nella città lagunare. Una presenza “imbarazzante”?. “E perché mai? – risponde don Viganò – Siamo adulti e maturi, disposti a confrontarci con visioni della vita e dell’uomo anche molto lontane dalla nostra. E poi, bisogna distinguere tra quelle che sono notizie che servono ad alimentare la cronaca estiva e la realtà dei fatti. Ne parleremo meglio dopo aver visto tutte le opere”. “La Chiesa – ribadisce don Viganò – è attenta a tutte le manifestazioni dell’uomo e il cinema ha rappresentato una delle forme di espressione privilegiate della realtà dell’uomo contemporaneo. A conferma della ricchezza del rapporto Chiesa e cinema ricordiamo che uno dei maggiori canali di diffusione e di riflessione del cinema è stato quello delle sale parrocchiali, dette oggi sale della comunità”. Per ribadire ufficialmente questo impegno nel cinema il 4 settembre è previsto un incontro tra i rappresentanti delle associazioni cattoliche di cultura cinematografica presenti al Festival e i membri della giuria Ocic attorno al Patriarca di Venezia e al Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.” “” “