“La posizione della magistratura ha una sua logica e coerenza, ma l’interrogativo da porsi è: dove ci porta questa strada? A breve termine darà senz’altro il risultato positivo di ridurre i reati. Ma a medio-lungo termine cosa significa, che effetti avrà sul nostro modo di vivere?” Questo l’interrogativo avanzato dal sociologo Mario Pollo in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir sulla proposta del pm milanese Alberto Nobili di sperimentare la somministrazione controllata di eroina. Il sociologo ricorda che “legittimare qualcosa significa introdurre nella cultura l’idea che quel tipo di sostanze e di comportamenti è normale” e che le droghe potrebbero “essere prese anche con un uso non distruttivo”. “Significa cambiare i modelli culturali – osserva -. Con l’introduzione della droga libera gli effetti sui comportamenti sarebbero disastrosi: la nostra cultura è infatti basata sul fondamento che la persona matura, si realizza, raggiunge la sua completezza quando rompe i legami di dipendenza e sviluppa la propria autonomia e libertà di scelta, mettendo al centro dei suoi progetti di vita la coscienza, la razionalità critica, il dominio consapevole della propria vita, non più sottoposta a condizionamenti”. Secondo Pollo “liberalizzare la droga significa dire invece che è possibile un modello o un progetto d’uomo non basato sulla coscienza della propria libertà ma che può dipendere da altri stimoli esterni”. Inoltre, “ammesso che si possa ridurre l’organizzazione criminale, la persona che usa droghe potrebbe sviluppare lo stesso comportamenti distruttivi nei confronti di sè stesso e della società”. Anche gli esperimenti liberazionisti in Svizzera, ad avviso del sociologo, sono una “soluzione raffinata” solo per far sì “che la società non riceva danno dall’uso di sostanze”. “Ma manca una mobilitazione culturale per fare in modo che le persone non usino queste sostanze o ne possano uscire – aggiunge -. E’ una sorta di rassegnazione ed una forma di cronicizzazione di un male”. ” “” “