Una sentenza non in linea con i principi costituzionali. A mettere in discussione dal punto di vista giuridico la recente decisione della Corte di Cassazione sullo “spinello di gruppo” è Mario Petrone, docente all’Università di Roma “La Sapienza” e alla Lumsa. Magistrato per molti anni, ha ricoperto il ruolo di consigliere di Cassazione nella Prima sezione penale, che a quei tempi si occupava di reati legati agli stupefacenti. “Quest’ultima decisione della Cassazione – spiega Petrone in un’intervista su “Verona fedele” di questa settimana – non è altro che la conseguenza di quella precedente del 1997, a sua volta figlia di un referendum e di una legge”. “Sono sentenze – continua – che non tengono sufficientemente conto della tutela della salute. La nostra Costituzione all’articolo 32 afferma che la salute, oltre ad essere un diritto individuale, è un interesse di tutta la collettività. E non dimentichiamo, inoltre, che siamo vincolati da una convenzione internazionale delle Nazioni Unite del 1988. Essa lascia una certa libertà ai singoli Stati di decidere in materia di detenzione e uso personale di stupefacenti ma nel rispetto dei principi costituzionali”. “Bisogna trovare un punto di equilibrio – conclude – che tuteli la società dal punto di vista della salute e della lotta alla criminalità, da sempre in stretta connessione con la diffusione della droga”.