UNA CARTA DI IDENTITÀ PER IL TURISTA “RESPONSABILE”

“Informati sulla storia e sulla cultura del Paese di destinazione; fatti spiegare dal tuo agente di viaggio qual è la sua etica; chiedi quale percentuale del prezzo del viaggio va alle comunità ospitanti”. Sono solo alcuni dei “principi” contenuti nella “Carta di identità per viaggi sostenibili” elaborata dall’Associazione italiana turismo responsabile (Aitr). La Carta si riferisce a tre fasi: il prima, il durante e il dopo viaggio e raccoglie una serie di linee guida per i tre “attori” delle vacanze: i tour operator “pentiti” degli inganni presenti nei loro dépliant, le comunità d’accoglienza e i turisti che concretamente desiderano praticare un turismo responsabile. La Carta invita a “non ostentare ricchezza stridente in confronto al tenore di vita locale”, a “non assumere comportamenti offensivi per usi e costumi locali”, a “non chiedere privilegi o pratiche che causino impatto negativo”. “Tracciare i contorni di un turismo sostenibile – secondo l’Aitr – non vuole dire condannare il turismo di massa, ma diffondere la consapevolezza che anche per il turismo esistono limiti, oltre i quali non potremo lasciare ai nostri nipoti le risorse su cui oggi contiamo”. Ed è anche per questo che il “turista responsabile non cerca l’esotico, ma l’autentico, non si accontenta delle diapositive ma pensa ai rapporti umani e coltiva le relazioni una volta rientrato”. Accanto alla Carta è allo studio un marchio che conferirà agli organizzatori di viaggi che ne facciano richiesta un apposito “bollino” di certificazione. Un comitato di garanti gestirà l’attribuzione di questo marchio del turismo responsabile attraverso la verifica di tre requisiti qualitativi per i viaggi: basso impatto ambientale, positiva ricaduta socioculturale sulle comunità ospitanti ed equità economica.