“Se il Giubileo non riesce a cambiare i cuori degli uomini, le società, gli stili di vita, le ingiustizie, le disparità tra ricchi e poveri, le corruzioni e tanti altri mali sociali, ha fallito il suo scopo”: lo scrive Carmelo Tidona in un editoriale apparso su “Insieme”, il settimanale della diocesi di Ragusa. Secondo Tidona, infatti, occorre guardarsi da una concezione riduttiva e troppo soggettivistica del Giubileo, quella appunto che identifica le pratiche religiose che lo accompagneranno solo come una questione tra il singolo credente e Dio. In realtà, sia nel mondo ebraico, sia nel 1300, quando Papa Bonifacio VIII lo istituì per la prima volta, il Giubileo era inteso come “esigenza di riportare le persone e le comunità ad una rinascita che riportasse ai valori fondamentali dell’uomo, secondo il piano di Dio”. “Non è quindi sufficiente – secondo l’autore – per il Giubileo, il pellegrinaggio alla basiliche romane… è necessaria la purificazione delle coscienze e della società”. La domanda che, a questo punto, si pone Tidona è,: “Chi deve programmare la purificazione sociale?”. A suo avviso i responsabili della cosa pubblica “non possono solo pensare a stanziare miliardi per il Giubileo 2000”. “Si ha l’impresione – prosegue – che i governanti e gli amministratori pensino di più agli effetti collaterali del Giubileo, anziché alla sua sostanza”. Non manca, nell’editoriale, anche un rilievo sul mondo ecclesiastico, dove, ad avviso dell’editorialista, a volte, “insensibilmente ci si lascia trascinare sugli aspetti esteriori anziché sul senso profondo e spirituale di questo anno sacro”.