“La festa patronale è un momento importante per la religiosità della comunità locale, ma non può ridursi soltanto ad elementi futili e secondari”. E’ quanto scrive mons. Franco Peradotto, sull’ultimo numero di “La voce del popolo”, il settimanale diocesano di Torino, a proposito dell’appuntamento tipico per molti paesi italiani, i cui abitanti una volta l’anno – quasi sempre ad agosto – si ritrovano insieme per festeggiare, nelle parrocchie o nei santuari, il “santo patrono”. “Non sono scampagnate: sono veri atti di devozione, magari attesi per settimane: appuntamenti cui non si vuole mancare”, precisa Peradotto. E aggiunge: “C’è gente che viene anche da lontano e che, per quella festa, torna fedelissima”. Eppure, avverte l’autore dell’articolo, bisogna fare attenzione: “Tra la fede e la festa c’è un profondo rapporto. Una festa senza fede pecca di esteriorità e genera contrasti ed allarmismi. Non deve esserci alcun sdoppiamento tra la fede e la festa e tra la fede e la vita”. Per scongiurare questo rischio, osserva Peradotto, occorre chiedersi: “nello scialo di denaro che circola in queste feste quale spazio hanno le iniziative di solidarietà e di carità? Gli attuali sono mesi difficili per la disoccupazione, per i profughi e gli immigrati, per le persone sole…Tutto cancellato in nome del diritto sindacale alle ferie?”. L’autore dell’articolo conclude con la proposta di un “rilancio giubilare” delle feste patronali, che andrebbero collegate con i programmi diocesani, “perché il Giubileo, come vuole Giovanni Paolo II, non sia soltanto universale, ma esperienza viva della Chiesa locale”.