Sollecitare l’impegno “nella ricerca di una soluzione internazionale” alla tragedia di Timor Est e “suscitare nelle comunità cristiane la comunione fraterna, manifestata attraverso la preghiera e la solidarietà”. Questo l’invito rivolto da mons. José da Cruz Policarpo, presidente della Conferenza episcopale portoghese, in una lettera indirizzata al card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana. “Malgrado la dichiarazione del governo di Giakarta di accettare i risultati del referendum – scrive mons. Policarpo – un’ondata di violenza si è abbattuta sul territorio, dove niente e nessuno è stato risparmiando, facendo temere che tutto questo finisca per raggiungere le dimensioni di un vero genocidio”. In un Paese che “è piombato in un complicato processo di transizione politica”, spiega ancora il presidente dei vescovi portoghesi, il governo indonesiano “si è mostrato incapace di garantire l’ordine e la pace”. “Timor Est – si legge ancora nella lettera – è una delle più antiche nazioni cattoliche dell’Asia e la Chiesa ha, coraggiosamente, difeso il suo popolo”; il fatto che anche mons. Belo sia stato violentemente attaccato conferma che “oltre alla violazione dei diritti e della dignità della persona umana, anche la libertà religiosa è stata minacciata”. Intanto mons. Suwatan, presidente della Conferenza episcopale d’Indonesia, ha indetto per domenica prossima, 12 settembre, una “giornata di preghiera e commemorazione per le vittime di queste atrocità”, invitando i cattolici di tutto il mondo a parteciparvi. In un messaggio alla comunità internazionale, informa l’agenzia internazionale Fides, i vescovi denunciano “il massacro sistematico e la deportazione forzata della popolazione: centinaia di timoresi sono stati colpiti e uccisi, compresi 3 preti e 4 suore. Migliaia sono costretti a lasciare il Paese”.