DETENZIONE E VOLONTARIATO: DON BENZI, “LA NOSTRA UTOPIA? RENDERE INUTILE IL CARCERE”

Con un ricordo di don Pino Puglisi, il parroco condannato a morte esattamente 6 anni fa “per il suo impegno contro la mafia”, don Oreste Benzi fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha aperto questa mattina a Roma il suo intervento al 32° convegno nazionale del Seac, il coordinamento che riunisce in Italia 101 associazioni ed enti di volontariato penitenziario. “Noi – ha detto don Benzi – abbiamo un’utopia: rendere inutile il carcere”. Il fondatore dell’associazione Papa Giovanni ha richiamato alla responsabilità la società civile. “Nel peccato di uno ha detto don Benzi – c’è il peccato di tutti. Nel reato, esiste certamente una responsabilità personale ma questa responsabilità non è mai avulsa dall’ambiente in cui vive”. Disoccupazione, prostituzione, Aids, tossicodipendenza. “Riposiamo tranquilli – ha incalzato don Benzi – su un mare di ingiustizie che a pagare sono sempre e soltanto i più piccoli e i più poveri”. Ma come arrivare alla realizzazione dell’utopia lanciata? La prima indicazione suggerita da don Benzi è quella di “creare disposizioni che rendano realmente possibili il pentimento del soggetto. Questo vuol dire predisporre luoghi adatti di accoglienza e personale che svolge il suo lavoro all’interno del carcere per vocazione e non per sbarcare il lunario”. La seconda indicazione è “la condivisione diretta” e chiama in causa in particolare le comunità cristiane perché siano “pronte a rischiare” e ad “aprire le porte delle famiglie ai carcerati, ai bambini abbandonati, ai malati terminali”. “Questa – ha aggiunto il sacerdote – è la prova dei movimenti, delle associazioni, delle parrocchie. Il tuo fratello che soffre è lì. Giocaci la vita”. (segue)” “” “” “