Si concludono domani, 17 settembre, i lavori del terzo convegno internazionale di approccio pastorale alla bioetica, sul tema: “Il tramonto della vita” organizzato dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dall’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Corrado Manni, direttore dell’istituto di Anestesiologia e Rianimazione dell’Università Cattolica di Roma, ha precisato nel suo intervento quali sono i problemi legati alla definizione di morte cerebrale. Manni ha spiegato che “la morte non è un evento istantaneo ma un processo evolutivo, la cui insorgenza precede la completa necrosi dell’organismo, è noto infatti che una attività vitale rilevabile può persistere a lungo dopo la morte in numerosi parti dell’organismo. La morte coincide con la perdita irreversibile della capacità di integrare e coordinare le funzioni fisiche e mentali del corpo. Per questo la morte dell’encefalo equivale a quella della persona e costituisce, anche ai sensi della vigente legge italiana, un criterio necessario e sufficiente per la diagnosi di morte”.” “Il docente ha descritto i problemi che si pongono per le persone che si trovano in uno stato vegetativo persistente, perché “anche se fosse possibile emettere una prognosi di irreversibilità, comunque non potremo definire morta quella persona perché non possiamo confondere la riduzione della ‘qualità della vita’ anche se gravissima e persistente con ‘l’assenza della vita’”.” “