GIUBILEO: PRESENTATA NUOVA EDIZIONE “ENCHIRIDION INDULGENTIARUM”

“Un momento vitale di quella continua conversione, di quel continuo processo di santificazione col quale si identifica la vita” “soprannaturale sulla terra”. Così il card. William Wakerfield Baum, penitenziere maggiore, ha definito l’indulgenza presentando oggi in Vaticano la quarta edizione dell’ “Enchiridion Indulgentiarum” a cura della Pentitenziaria Apostolica. L’indulgenza, ha proseguito il cardinale, è “strettamente connessa al sacramento della riconciliazione”, e proprio perché è “legata alla comunione ecclesiale, all’esercizio della preghiera pubblica, alla fattiva carità e alla volontaria ascesi, offre un efficace contributo per la crescita globale del popolo di Dio”. Ma perché sulle indulgenze si è steso “un velo di silenzio”. A rispondere è mons. Dario Rezza, canonico vaticano, che tra le cause principali ha evidenziato “il rifiuto da parte delle chiese riformate, in seguito alla contestazione delle indulgenze stesse e della loro applicazione al tempo della Riforma, e alcune ricerche storiche recenti sul medioevo, che le hanno considerate ‘abusi devozionali’, sorti in concomitanza con l’ ‘invenzione medievale’ del purgatorio”. Il canonico Vaticano ha ricordato che la Chiesa, fin dal Concilio di Trento “ha condannato e rimosso gli abusi, e oggi, dopo il progressivo chiarimento e approfondimento del concetto di indulgenza avvenuto attraverso i secoli, appare possibile oltre che auspicabile una comprensione teologica delle indulgenze anche da parte delle chiese nate dalla Riforma”. Mons. Rezza ha poi risposto anche ad alcune osservazioni lessicali che si sono recentemente sollevate in merito alla opportunità di parlare “di indulgenza e non di indulgenze, connotando con il primo termine l’universale misericordia di Dio”. “Il voler occultare o pretendere di risolvere problemi teologici con operazioni grammaticali – ha sottolineato mons. Rezza – appare, nella più benevola delle interpretazioni, alquanto ingenuo”. ” “