“Stiamo celebrando a Timor il nostro giubileo di morte e di sofferenza speriamo di celebrare in futuro il nostro Giubileo della gioia”. Lo ha detto ieri sera a Sat2000 il vescovo timorese, premio Nobel per la pace, mons. Carlos Ximenes Belo. Mons. Belo ha ripercorso le varie fasi della crisi che attanaglia la sua terra. Responsabili degli eccidi della popolazione, secondo Belo, “sono i militari indonesiani, che hanno preparato le milizie che si sono macchiate del sangue di innocenti”. Tuttavia mons. Belo si è detto convinto che “la morte di amici, collaboratori e di tanti fedeli è il prezzo che dobbiamo pagare quando si è convinti di un ideale di pace e di libertà” Al giornalista che gli chiedeva se avesse mai avuto la tentazione di rispondere alle violenze dei miliziani mons. Belo ha risposto di “sentire la rabbia nel vedere la gente morire. Timor può diventare un paese vuoto e nessuno fa niente. I nostri leader devono pensare alla difesa della gente”, smentendo così una certa stampa che voleva il vescovo fautore di un ricorso alle armi per difesa. “Io non ho mai detto di prendere le armi – ha dichiarato – ho fatto solo un appello alla comunità internazionale per venire incontro alle necessità di protezione della gente di Timor”. Per Belo ora è tempo di mettere da parte gli interessi particolari e pensare a quelli comuni primi fra tutti la ricostruzione del paese e delle sue strutture. “E’ tempo di riconciliazione e di perdono – ha concluso – e tutti gli sforzi siano volti all’assistenza dei profughi e dei malati e spero che anche l’Italia ci dia una mano”.