NOTA SETTIMANALE SIR. Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

Continua a credere nell’Europa, Giovanni Paolo II. E da Maribor parla all’Europa ed a tutto il mondo ripetendo che “è possibile essere sinceri patrioti e con eguale sincerità vivere insieme e collaborare con persone di altra nazionalità, di altra cultura e di altra religione”. Basta quindi con le pulizie etniche, basta con ogni “miope nazionalismo”.” “Quel che vale per i Balcani – il Papa parlava a Maribor, in Slovenia – vale per l’Europa e vale per tutto il mondo. Solo dopo forti pressioni, migliaia di vittime ed efferati massacri si è arrivati ad una ipotesi di soluzione della crisi di Timor – est. Ma evidentemente non si tratta solo di tamponare le falle, quel che conta è una nuova e stabile prospettiva. ” “Ed il Papa è convinto che l’Europa abbia una peculiare funzione per indicare nuovi esempi di solidarietà e di pace autentica. Del resto l’impegno per “ripensare l’idea stessa di nazione” è chiaramente espresso nel documento di lavoro per il prossimo Sinodo per l’Europa.” “Che cosa possono fare i cattolici? Certo innanzi tutto esserlo fino in fondo e per davvero. Ha detto il Papa: “un’Europa attenta all’uomo e al pieno rispetto dei suoi diritti: ecco la meta verso la quale dirigere gli sforzi”. L’Europa è vecchia, ma Giovanni Paolo II continua a crederci, continua a sospingere questa vecchia Europa verso le sue radici e verso il futuro, come fa instancabilmente da più di vent’anni: “Possa la vecchia Europa trasmettere alle nuove generazioni la fiaccola della civiltà umana e cristiana che ha illuminato i passi degli avi durante il millennio che sta per concludersi”.” “In termini molto concreti questo significa sì pace e sicurezza, e non solo dentro i confini europei. Ma significa anche credibili programmi politici.” “E qui forse cominciano i problemi. In questa grigia fine secolo, come dimostrano le recentissime vicende elettorali tedesche, prima o poi si deve passare alla verifica dei contenuti. Ed allora anche le promesse sbiadiscono: il nuovo fondato sull’effimero mostra la corda. Per questo diventa sempre più necessario un ripasso sui fondamentali. Che sono sempre quelli. Vale allora ancora l’insegnamento di questo vecchio vescovo dell’ottocento sloveno, scrittore, catechista ed amante del buon vino. Anche allora i tempi erano grami e si denunciava la corruzione della gioventù. Ed il vescovo Slomsek, che il Papa ha appena beatificato a Maribor, insegnava che “la famiglia, la scuola e la chiesa, devono unire i loro sforzi in un serio programma educativo, ciascuna conservando la propria sfera di autonomia, ma tutte tenendo conto dei comuni valori. ” “Sembrano parole antiche, ma è esattamente il passaggio che, in forme magari nuove, dobbiamo affrontare. E dobbiamo farlo presto. ” “