RIFORMA DEI CICLI: CAMPOLEONI, “NO” ALLE OPERAZIONI “TRASFORMISTE”

“Il rischio è che se la montagna partorisce il topolino, se la rivoluzione annunciata finisce per diventare solo un’operazione trasformista che sostituisce un apparato svuotato dell’anima ad un altro diverso solo nella forma, le ripercussioni sul mondo della scuola possono essere – allora sì – devastanti”. In una nota che verrà pubblicata sul Sir di domani, Alberto Campoleoni, esperto in questioni scolastiche, commenta in questi termini la riforma dei cicli scolastici, approvata ieri dalla Camera e ora in attesa del responso del Senato. Nei prossimi mesi, continua Campoleoni, l’impegno del governo deve centrare l’attenzione “sul quadro, sui nuovi programmi, gli obiettivi da raggiungere, i profili formativi da proporre. Come sarà il ciclo primario? Non basterà certo appiccicare due anni di media alle elementari di prima, né si potrà fare la stessa operazione di taglia e cuci per il ciclo secondario. Va bene l’obbligo esteso, i proclami sull’apprendistato… ma come?”. Per l’autore dell’articolo, inoltre, “non bisogna dimenticare che la scuola non è l’unica agenzia educativa e che il vero motore della riforma sta in quella tanto declamata autonomia che dovrà permettere e incitare gli istituti a progettare – tenendo conto delle risorse e delle peculiarità a disposizione, i curricoli, tra l’altro – insieme a quanti altri si dedicano all’educazione su un territorio ben determinato. Dando senso al lavoro scolastico e funzionando forse da “detonatore” per una più vasta attenzione all’impegno formativo a vantaggio delle giovani generazioni. E non solo”. In merito al disegno di legge, Campoleoni osserva che “bisognerà affinare le disposizioni che regolano la nuova scuola, studiare al meglio la continuità tra i cicli di studio, l’articolazione tra i diversi percorsi, i tempi, il rapporto sostanziale tra istruzione e formazione professionale, scuola e lavoro… Bisognerà, soprattutto, pensare i curricoli, perché qui si gioca la qualità della nuova scuola”. Quella dei cicli, dunque, è “una riforma in divenire, che segna una effettiva rivoluzione rispetto all’architettura precedente e dà una scossa forte all’intero mondo scolastico”.