La riforma dei cicli scolastici approvata ieri dalla Camera “è solo una prima risposta alle attese della scuola”. E’ quanto si legge in una nota dell’Aimc (Associazione italiana maestri cattolici), secondo cui “il percorso scolastico, che viene tratteggiato nell’intento di superare frammentazioni e favorire continuità per accompagnare la formazione dai 3 ai 18 anni, è un punto sicuramente qualificante”. La scuola dell’infanzia, infatti, “trova pieno riconoscimento della propria identità di fondamento del sistema: la primarietà è snodo formativo centrale; la secondarietà, con la sua rete di opzioni, da un lato sviluppa conoscenze, competenze e stili e, dall’altro, costruisce interazioni con formazione professionale, mondo del lavoro”. Nonostante ciò nella riforma “permangono aspetti o lacune” che vanno colmati, ad esempio rafforzando “i criteri guida dell’intera operazione” ed individuandone “con maggiore chiarezza le linee di sviluppo”. In particolare, sostiene l’Aimc, rimane “un vuoto vistoso”, poiché “si tace sulla necessaria rivisitazione della formazione iniziale dei docenti. La continuità, collocata dal riordino in posizione centrale, non si costruisce senza che lo stesso criterio regoli anche la formazione iniziale dei docenti dalla scuola dell’infanzia alla secondaria”. Il testo di legge, inoltre, “dà adito ad interpretazioni oscillanti fra un pericoloso mantenimento dell’esistente e un ‘nuovo’ i cui tratti appaiono, però, ancora sfumati”. Per questo l’Aimc si augura che il passaggio dalla Camera al Senato “costituisca opportunità di approfondimento di ragioni, chiarimento di termini, definizione di prospettive di sviluppo attraverso un confronto che non si chiuda nelle aule parlamentari, ma che chiami in causa soggetti plurimi, culturali e sociali”.