MIGRAZIONI: MONS. GARSIA, “NO” AL RAZZISMO E ALL’INTOLLERANZA

Una seria riflessione culturale sulle migrazioni deve escludere “non solo il rifiuto e lo scontro che può rivestire le forme più rozze di razzismo xenofobo e violento, ma pure quel clima di sospetto, di diffidenza, d’intolleranza che del razzismo è la forma larvata ma non meno pericolosa”. Lo ha detto mons. Alfredo Maria Garsia, presidente della Fondazione Cei “Migrantes”. Introducendo oggi, a Roma, i lavori del convegno “Migrazioni e progetto culturale”, organizzato da Migrantes e dal Servizio nazionale per il progetto culturale. Secondo Garsia, l’apertura ai migranti “deve affermarsi non solo nell’ambito ecclesiale, nelle coscienze, nella vita privata nei singoli cristiani, ma nella stessa vita civile e politica, in questi anni profondamente disorientata a scapito di un elementare senso civico, umanitario e tanto più evangelico. Un progetto culturale orientato in senso cristiano, che dia al fenomeno migratorio la sua giusta collocazione, non può rimanere senza conseguenze sul piano sociale ed anche politico”. Nell’immigrazione, ha aggiunto il presidente di Migrantes, c’è anche una “questione meridionale”, visto che “tanti immigrati e profughi fanno il loro primo approdo nelle regioni del Sud e qui in gran parte si fermano, in condizioni di forte precarietà per il soggiorno, per il lavoro e per l’inserimento sociale”. A questa situazione, ha osservato Garsia, le nostre regioni meridionali “non hanno reagito con esplosioni di intolleranza, ma si sono distinte nell’accoglienza”.