In vista del Giubileo, è urgente una “riforma della regolamentazione dl diritto di sciopero”, che “non è un diritto assoluto e incondizionato, ma va attuato sempre nell’ambito del bene comune e nel rispetto dei diritti altrui”. Questo il commento di padre Bartolomeo Sorge, sull’ultimo numero di “Aggiornamenti sociali”(settembre-ottobre), allo sciopero dei trasporti attualmente in corso, che per il gesuita “grava pesantemente sui cittadini”. Per Sorge, infatti, “sono moralmente e legalmente da proscrivere quelle forme di sciopero che mirano intenzionalmente a colpire il diritto dei terzi, estranei alla vertenza, per trarre vantaggio dal ricatto perpretato nei loro confronti e dalle inevitabili proteste”. Di qui la necessità di una nuova regolamentazione del diritto di sciopero, che in un ambito come quello dei trasporti “può causare la paralisi dell’intero settore e talvolta addirittura dell’intera vita del Paese”, oltre che danneggiare specialmente “le categorie più indifese: bambini, infermi, anziani, persone non autosufficienti”. Sorge si dichiara, inoltre, a favore del metodo della “concertazione”, a patto, però, che i sindacati riflettano sulla loro “crisi di rappresentanza”, frutto di “qualche residuo della vecchia mentalità classista che impedisce ad alcuni sindacati di tenere il passo con le rapide trasformazioni del mondo del lavoro”. Poiché i sindacati, osserva il gesuita, “rischiano di chiudersi in una politica sociale conservatrice”, il ruolo dello Stato “rimane determinante per evitare che la concertazione non ceda a criteri corporativi, ma si basi sempre sull’analisi razionale delle situazioni, che è l’unica via per superare oggi i conflitti in forma graduale e responsabile, nell’interesse del bene comune”. L’editoriale si conclude con la richiesta di “un piano di riorganizzazione e di rilancio di tutto il settore pubblico, attraverso scelte coraggiose di liberalizzazione e di privatizzazione”.