Saranno tre Organizzazioni non governative italiane (Avsi, Cesvi e Intersos) a selezionare i 920 containers della “Missione Arcobaleno” rimasti nel porto di Bari e ad occuparsi della distribuzione, direttamente in Kosovo, dei beni giudicati “in buono stato e utili”. A darne notizia sono stati oggi i responsabili delle tre Ong già impegnate nei Balcani, che lo scorso 2 agosto, prima che la vicenda degli aiuti italiani rimasti a Bari diventasse pubblica, hanno firmato un protocollo d’intesa con la Protezione civile per iniziare l’operazione di smistamento delle merci ancora utilizzabili. “I container”, ha chiarito Maurizio Carrara, presidente del Cesvi, “saranno aperti dagli uomini della Protezione civile. Da lunedì prossimo tre nostri delegati visioneranno il materiale contenuto e decideranno cosa può essere spedito. Escludiamo il riutilizzo dei medicinali e dei generi i cui costi di spedizione sono antieconomici”. “E’ difficile valutare quanto tempo servirà”, hanno proseguito Nino Sergi, segretario generale dell’Intersos e Alberto Piatti, amministratore delegato dell’Avsi. “Le merci sbarcheranno questa volta al porto montenegrino di Bar prima di proseguire per il Kosovo, su strade più agevoli di quelle albanesi”. Per la distribuzione degli aiuti, Intersos si occuperà dei profughi ancora in Montenegro e di quanti sono rientrati nel nord del Kosovo. Il resto della regione sarà coperta da Avsi e Cesvi. Sull’esito della Missione Arcobaleno le tre Ong invitano alla cautela. “Affermare che l’intera Missione è stata uno scandalo – spiegano – è ingiusto, rischia di sminuire il lavoro di tanti volontari e di minare la generosità degli italiani. Parte dei fondi raccolti, circa 129 miliardi, sono già stati destinati a progetti di aiuto e di ricostruzione, tra cui quelli delle nostre associazioni”.