La “civile convivenza” delle popolazioni nomadi nel tessuto cittadino è un problema “di difficile soluzione” che va affrontato “tenendo presente i due nodi da sciogliere: le giuste esigenze di sicurezza e serenità dei cittadini residenti e quelle di una sistemazione definitiva delle popolazioni Rom e Sinti, entro un numero controllato”. E’ quanto si legge in una nota dell’Ufficio del Lazio della Fondazione Cei Migrantes, che commenta in questi termini le recenti proteste degli abitanti di una zona di Roma per la decisione del Comune di trasferire lì il campo nomadi del quartiere Casilino. Anche in vista del Giubileo, si legge ancora nel comunicato, “oggi non sono più ammesse né soluzioni rabberciate, seguendo semplicemente la logica dell’emergenza, né una sorta di malcelata insofferenza e rifiuto nei confronti di queste popolazioni”. La loro sistemazione, per Migrantes, “vede coinvolte in primo piano le autorità pubbliche, ma esige anche la buona volontà e la collaborazione di tutti, non ultimi, gli stessi nomadi ai quali non può non chiedersi un reale coinvolgimento e una seria responsabilizzazione nella gestione dei campi, nel rispetto pieno della legalità e della civile convivenza con tutti i cittadini residenti”. L’accoglienza dei Rom e Sinti, si osserva inoltre nel comunicato, “deve vedere impegnati le parrocchie, gli istituti religiosi, le varie associazioni caritative e il vasto mondo del volontariato”, accogliendo l’invito del Papa “a costruire una convivenza pacifica e fraterna in un mondo che si fa sempre più piccolo e in una Terra sempre più senza confini”. Secondo dati della Fondazione Migrantes, in Italia gli zingari (Rom e Sinti) sono circa 100 mila. ” “” “