La Trasfigurazione consente di conoscere, secondo Martini, “la rivelazione della gloria” ed è l’amore di Cristo, il “bel Pastore”, ad esprimere la vera bellezza che salva come “un fuoco divorante”. Luogo privilegiato dell’incontro con il Risorto è la Chiesa “icona vivente della Trinità”. “Fermare la bellezza di cui hanno fatto esperienza” è la reazione dei discepoli sul Tabor, ma “la bellezza non è un possesso – continua la lettera – è dono e come tale va donata, non trattenuta”. L’invito rivolto pertanto da Gesù ai discepoli prostrati in adorazione e presi da grande timore “Alzatevi e non temete”, indica anche a noi, ad avviso del cardinale, la necessità di riprendere il cammino nella vita ordinaria senza paura per “accogliere, annunciare e condividere con tutti la bellezza che salva”, riscoprendo “le ragioni della nostra fede davanti al male e le motivazioni profonde del nostro impegno al servizio di tutti”. Poiché la bellezza è anche, secondo Martini, giustizia, pace e salvaguardia del creato, ecco che “l’impegno ecumenico, il dialogo interconfessionale e interreligioso” possono contribuire alla salvaguardia e alla promozione di tali valori. Questo l’impegno per l’anno giubilare “motivato dal rinnovato incontro con la Bellezza di Dio sperimentato in questa sorta di Tabor del cammino del tempo che è l’anno duemila”.