NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo la nota integrale del Sir di questa settimana

E’ il testimone di un secolo che guarda al nuovo secolo il Papa nel discorso al Corpo diplomatico accreditato in Vaticano. C’è, come ogni anno, il bilancio della pace e della guerra nei cinque continenti. Ma c’è soprattutto un vibrante e personale appello. Proprio perché consapevole di essere stato “compagno di strada di diverse generazioni del secolo appena concluso”, Il Papa osa chiedere la pace, osa invocare che si colmi il fossato tra ricchi e poveri, osa chiedere che tutti si sentano responsabili di tutti. Osa chiedere che l’umanità impari finalmente la lezione della storia.” “E c’è una frasetta, nell’ampio discorso in francese, che fa giustizia del troppo parlare di questi giorni e parla ai nostri cuori: “E’ Dio che lo chiede e mai ci domanda qualcosa al di sopra delle nostre forze. Lui stesso – conclude il Papa – ci dona la forza di compiere ciò che da noi attende”. Basta saperlo chiedere, basta, con libertà e con senso di responsabilità, sapere scegliere.” “Ecco allora il Papa si rimette in cammino. Aprirà la quarta porta santa tra pochi giorni ed invita tutti a mettersi in cammino. Ci augura, in francese, “bonne route!”, cioè “buon viaggio!”. E’ un cammino ancora lungo, su cui procede dritto, anche se segnato dagli anni. Più deciso ancora tanto più è segnato dalla fatica: “niente, nessun pregiudizio, né nessuna ambizione ci devono tenere incatenati”.” “Il Papa allora sembra precederci tutti, su questo cammino. Perché sa che “Dio ci precede e ci traccia la via che ci condurrà a Lui”.” “Così Giovanni Paolo II parla franco ed indica le condizioni sostanziali per il “nuovo ordine mondiale”, che si ostina a non disgiungere dall’idea della “comunità di nazioni”. La condivisione della tecnologia e della prosperità, il rispetto dei diritti dell’uomo, la prevenzione dei conflitti, il dialogo sereno tra le civiltà e le religioni sono quattro punti concreti per arrivare ad un “ordine” che non sia fondato semplicemente sugli interessi strategici od economici, cioè soltanto sulla vecchia legge del più forte. Ma sia capace di lungimiranza, come fu dopo la fine della seconda guerra mondiale da parte delle poche democrazie superstiti o ricostruite.” “Per questo il Papa vuole andare in profondità: “per tutti, ripete, inizia una storia nuova”. Non è un’enfasi retorica sull’anno duemila. E’ invece una convinzione profonda, che ha una sostanza spirituale autentica.” “Come farla zampillare nella storia, nel gioco degli equilibri e degli sviluppi geo-politici dell’era della “mondializzazione”? Che non sia solo l’esigenza di un leader religioso, sia pure il più autorevole oggi presente sulla terra lo dimostra proprio la cronaca quotidiana, a partire dalla nostra personale e concreta esperienza.” “Ed allora Giovanni Paolo II ritorna al preambolo della Carta delle Nazioni Unite: “ciò che manca, osserva, non sono certo nuovi testi o strumenti giuridici: è semplicemente la volontà politica di applicare quelli esistenti senza discriminazioni”.” “Nell’era della globalizzazione non si può fare a meno della politica. Certo oggi la politica è debole, “il ruolo degli stati si è in parte modificato”. Ma restano esigenze di giustizia fondamentali cui occorre dare una risposta vera. In tutto il mondo ed in tutti i paesi del mondo. ” “” “