“Cresce a dismisura, nelle nostre società occidentali, il divario economico tra le categorie di lavoratori e le classi sociali, e la povertà, anche di coloro che lavorano, aumenta in modo preoccupante. Il salario di alcune categorie di lavoratori è al limite della sussistenza, soprattutto se il titolare del medesimo è l’unica fonte di reddito familiare”. Il grido di allarme è di mons. Mario Operti, direttore dell’ufficio Cei per i problemi sociali ed il lavoro che in una nota per il Sir analizza la situazione del lavoro in Italia e le “ricette” che soprattutto in questo periodo, all’inizio del nuovo anno, vengono indicate per la soluzione di questo annoso problema. Mons. Operti parla dello “sconcertante fenomeno degli incidenti sul lavoro con il suo triste strascico di morti”, dell’incremento del lavoro minorile, del lavoro irregolare e sommerso. “Per non parlare, poi – aggiunge – dei lavori atipici e del cosiddetto lavoro “in affitto”, troppo facilmente decantato come soluzione indispensabile per rendere più flessibile l’occupazione”. Senza misconoscere “le buone intenzioni di chi è alla ricerca dei giusti rimedi”, per il direttore dell’ufficio Cei “sarebbe moralmente problematico non segnalare le gravi condizioni di vita di questi lavoratori, il più delle volte ridotti a semplice forza lavoro, senza alcuna dignità personale o possibilità di trovare nella professione un’opportunità per la realizzazione personale”. “Queste sollecitazioni – conclude il direttore dell’ufficio Cei per il lavoro – costituiscono altrettante sfide per la ricerca di un modello di lavoro e di un nuovo sviluppo mondiale, sfide che non possono essere risolte con semplici soluzioni economicistiche, ma che richiedono un impegno di elaborazione e di sperimentazione da parte di tutti gli uomini di buona volontà”.