TRAFFICO DI ARMI: SETTIMANA DI MOBILITAZIONE DI “CHIAMA L’AFRICA”

Dal 28 gennaio al 6 febbraio, per iniziativa della campagna “Chiama l’Africa”, si svolgerà una settimana di mobilitazione contro il commercio delle armi leggere. I promotori dell’iniziativa spiegano che queste armi (fucili, mitra, pistole, granate, piccoli mortai, mine ed esplosivi) sfuggono il più delle volte ai controlli e alle statistiche ufficiali. “Anche il nostro Paese – aggiungono – è direttamente coinvolto in questi traffici e nel periodo 1993-97 l’Italia è stato il principale fornitore di armi leggere ed” ” esplosivi alla Sierra Leone, per un importo pari a 1.600.000 dollari, fra cui oltre 500 tonnellate di solo esplosivo”. La campagna contro il commercio delle armi leggere in Africa è stata sostenuta nei giorni scorsi anche dal vescovo di Makeni (Sierra Leone), mons. Giorgio Biguzzi, da anni impegnato a salvare e recuperare i bambini arruolati nell’esercito. “Gennaio – è l’appello dei promotori della iniziativa – è il mese della pace: fai qualcosa per fermare il commercio di armi leggere in Africa! Fai conoscere al tuo sindaco, al consiglio comunale della tua città, ai parlamentari del tuo collegio, alle scuole e alle parrocchie le iniziative di Chiama l’Africa”. La campagna per il momento viaggia via e-mail con un messaggio che si diffonde attraverso un vero e proprio “tam tam” telematico. Nel testo si spiega, tra l’altro, che la settimana di mobilitazione è stata indetta per chiedere all’Italia di dichiarare una “moratoria di cinque anni sulle esportazioni di armi leggere verso i Paesi africani”; di investire un importo pari a 1.600.000 dollari in progetti di sviluppo in Sierra Leone; di sostenere progetti di recupero delle migliaia di bambini-soldato in Africa ed avviare progetti di ricollocazione dei soldati irregolari in attività civili. ” “