“La presenza di malati di lebbra, più numerosi di quanti potevamo aspettarci dopo gli sforzi compiuti, di persone disabili, di bambini senza futuro, di uomini senza diritti. Sono la nostra eredità. Dobbiamo riuscire a farli sorridere, a farli sperare”. E’ quanto scrive Enzo Zecchini, presidente dell’Aifo (Associazione Italiana Amici di Raoul Follerau) nell’editoriale del mensile della rivista (gennaio 2000), dedicato a due imminenti e importanti avvenimenti: la giornata di studio sulla lebbra, in programma il 15 gennaio in Vaticano sul tema “Morbo di Hansen, realtà e prospettive”, e la 47ª Giornata mondiale dei malati di lebbra, che si celebrerà il 30 gennaio. “I malati di lebbra – continua Zecchini -, le persone disabili, i bambini abbandonati esistono tuttora nelle città e nei villaggi dell’uomo perché la miseria, l’ignoranza, l’egoismo dei popoli ricchi, causa della loro situazione, sono ‘resistenti’ e in crescita”. Di qui la necessità di “mettersi a disposizione, subito, per far guerra alle ingiustizie”, per cominciare questo nuovo millennio con l’impegno di ciascuno a favore della pace e della giustizia. Stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1999 (fino a settembre) ci sono stati nel mondo oltre 800 mila nuovi casi di lebbra; le persone più colpite dal morbo di Hansen nell’ultimo anno provengono dal Sud est-asiatico (con oltre 600 mila casi), seguite dalle Americhe (86 mila) e dall’Africa (quasi 70 mila). La lebbra è diffusa anche nel Pacifico occidentale, nel Mediterraneo orientale e in Europa, per un totale complessivo di circa 30 mila nuovi casi nel 1999. A tutt’oggi, non si conoscono ancora del tutto i meccanismi di trasmissione del morbo di Hansen.