“L’evento ecumenico più significativo dell’Anno Santo”: così il card. Roger Etchegaray, presidente del Comitato centrale per il Grande Giubileo del 2000, ha definito la cerimonia di apertura della Porta Santa della Basilica di S. Paolo fuori le mura, che sarà presieduta dal Papa martedì prossimo, 18 gennaio. “L’esigenza ecumenica – ha proseguito il cardinale illustrando l’incontro di martedì prossimo ai giornalisti – è una delle più pressanti di questo Giubileo, come del resto di tutto il pontificato di Giovanni Paolo II”. Per questo, “tutto l’anno giubilare si presterà a diverse celebrazioni ecumeniche a Roma, in Terra Santa, e nelle diocesi del mondo intero”. Non meno importante, ha sottolineato però il cardinale, è “tutto quello che si ricerca, tutto quello che si vive un po’ ovunque nelle parrocchie, nel cuore dei ‘focolari misti’ e nei chiostri”. Etchegaray ha ammonito a non essere “troppo attenti nel valutare i segni esteriori dell’unità della Chiesa, solo secondo il livello di rappresentazione delle diverse confessioni cristiane nei nostri incontri, o secondo il numero degli accordi teologici firmati, parametri certamente molto importanti ma non esclusivi del movimento ecumenico”. La “vera molla” della Settimana per l’unità dei cristiani, ha ricordato il presidente del Comitato centrale per il Grande Giubileo, è la preghiera, come dimostra il programma stesso delle celebrazioni nelle chiese romane. All’incontro di S. Paolo parteciperanno 22 delegazioni: la maggiore riunione di Chiese cristiane dopo quella del Concilio Vaticano II.