NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

Primo dei democratici di sinistra, il Congresso di Torino è stato definito dai massimi leaders del partito come un punto definitivo di uscita dalla transizione lunga dal partito comunista italiano. Transizione lunga che ha forse come unica certezza quella di essere i Ds l’asse del governo, di cui perdipiù esprimono, in questa seconda metà della legislatura, il presidente del Consiglio. Ma nonostante questa affermazione e il lungo catalogo delle citazioni e dei riferimenti si è stentato a ritrovare una chiara bussola. Succede un po’ come per la Sinistra che ha governato l’Italia dal 1876, e che rapidamente si è definita come il “partito” della maggioranza parlamentare, fino ad indetificarsi puramente e semplicemente con quella. ” “E’ in fondo il governo e le connesse responsabilità, ivi compresa la necessità di fare fronte alle strutturali sfide delle riforme, la sola certezza di questo primo congresso, espressa nell’intervento del presidente del Consiglio. Il segretario Veltroni ha più volte enfatizzato, nella sua relazione di apertura, il dato dell’incontro, della contaminazione, del mescolamento delle culture, delle sensibilità, delle tradizioni, delle storie. Ma non ha potuto indicare un asse, un indirizzo in cui esse si possano organizzare, per essere produttive e fare sinergia. E qui sta evidentemente un oggettivo elemento di debolezza, quando alla tradizionale visione della sinistra, corposamente avvinta alle identità collettive, si sostituiscano le affermazioni politicamente corrette della volgata radicale, che sui temi essenziali dell’identità, famiglia e genere in particolare, resta ferma ai vecchi miti degli scorsi decenni. C’è qui un passaggio fondamentale, perché, giustamente, il partito è insorto contro un altro aspetto della cultura e dell’ideologia radicale, sui referendum sociali. Ma le culture hanno una loro coerenza, ed il bricolage alla lunga non paga. In questa forbice, enfatizzata dalla scelta antiproibizionista sulla droga, sta il problema del nuovo partito e sta forse qui il problema del riformismo di questa fase: senza riferimenti, come dimostra la questione della scuola e dell’università e come si vede dal picco della denatalità, si rischia seriamente di mulinare nel vuoto.” “Il Congresso così rinvia necessariamente alle verifiche elettorali. Perché, come ha sottolineato qualche commentatore, il partito è di taglia intermedia: troppo piccolo per essere, da solo, il “partito della maggioranza”, troppo grande per essere una formazione caratterizzata in senso politico-programmatico. Ecco allora che, nel gioco di specchi che è oggi il sistema politico italiano, il partito rinvia alla coalizione, che a sua volta è troppo piccola per essere maggioritaria in proprio e perciò deve per forza di cose contrattare ulteriori patti e ulteriori accordi di “coalizione esterna”.” “La situazione è sostanzialmente speculare nel polo contrapposto. Di qui una vivacissima cronaca politica, una sovraesposizione mediatica, che tuttavia resta assolutamente autoreferenziale, cioè tutta interna al circuito dei rapporti di forza e degli equilibri, senza produrre forti risultati sulle politiche pubbliche, cioè su quelle scelte di riforma e di innovazione di cui si avverte, come si è detto a Torino e si ripete ovunque, un grande bisogno.” “Tutto questo dipende solo dal sistema elettorale? E’ sufficiente la ricetta referendaria, o non rimane essa puramente all’interno di questa logica?” “A questi interrogativi, che sarà bene cercare di sciogliere attraverso un dibattito pacato, se ne aggiunge un altro, più strutturale, ma alla lunga non eludibile. Si è augurato Veltroni, aprendo il suo intervento, che il partito da lui diretto non si riduca “ad una sorta di ordine professionale della politica”.” “La domanda non si pone solo per i diesse, ma per quelle circa due-trecentomila persone, che si possono definire la “classe politica”. Si sta riducendo ad un “ordine professionale”, in cui magari i posti si trasmettono di padre in figlio, come si fa per gli avvocati o i medici? Mentre si discute animatamente sul futuro degli ordini professionali, la questione merita di essere posta.” “Sotto la forte pressione proveniente dalla concorrenza oltreoceano in Europa (continentale) e in Italia siamo in un processo storico di riposizionamento dello Stato. Che può avvenire in forme molto diverse. Occorre scegliere. Ecco allora la necessità di aprire spazi strutturali alle libere ed originali espressioni della società. Si attendono fatti concreti. ” “” “” “