RINI (FISC), “SI ALLARGA IL FOSSATO TRA CATTOLICI E DS”

La mozione a favore della liberalizzazione delle droghe leggere e della somministrazione controllata di eroina, approvata nei giorni scorsi al Congresso di Torino, dimostra che “i Democratici della Sinistra hanno scelto l’omologazione con una cultura radical-borghese che da liberale è diventata libertaria e, da ultimo, da libertaria si trasforma in liberticida”. E’ quanto scrive don Vincenzo Rini, presidente della Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), nell’editoriale del prossimo numero di “La vita cattolica”, il settimanale diocesano di Cremona, in edicola domani. “La droga – commenta Rini – non libera l’uomo, ma lo rende schiavo: la storia dei Paesi che l’hanno liberalizzata sta là davanti agli occhi a dimostrarlo”. Sul piano politico, il presidente della Fisc osserva: “Se il comunismo ha ucciso gli uomini in nome del collettivismo, i suoi eredi – che tali non intendono più essere considerati – li uccidono spiritualmente in nome dell’individualismo eretto a filosofia di vita e sistema di convivenza. In questa visione il ben comune risulta essere semplicemente la tutela assoluta delle scelte individuali senza altro limite, se non quello della violenza esplicita contro gli altri. AI singoli spettano tutti i diritti, alla comunità solo i doveri, senza diritti”. In questo modo, sostiene don Rini, tra il mondo cattolico e i Ds si crea “non un ponte, ma un fossato” sul piano dei valori, che oltretutto “mette in seria difficoltà il governo; si ribellano i partiti di centro e fanno opposizione dura quelli di destra”. Qualora si volesse procedere sulla strada della depenalizzazione delle droghe leggere, conclude il presidente della Fisc, “i partner di centro del secondo governo D’Alema dovrebbero senz’altro opporsi, con effetti dirompenti per l’esecutivo”. ” “” “