“Il viaggio del Papa sul Sinai è un viaggio di speranza, perché il Sinai è il luogo della rivelazione ma soprattutto dell’incontro che fa vivere. In questo luogo le persone prendono coraggio e sono rassicurate sul fatto che Dio accompagna il suo popolo”. Con queste parole mons. Wilhelm Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone e presidente della federazione biblica mondiale, commenta la notizia del prossimo viaggio del Papa in Egitto, che si svolgerà dal 24 al 26 febbraio con tappe al Cairo e sul Monte Sinai. “Quando il profeta Elia, scoraggiato, ritorna alla montagna di Dio – ricorda Egger – lo incontra nel mormorio di un vento leggero e si rimette sul cammino della propria missione. Allo stesso modo questo viaggio del Santo Padre, un missionario dell’evangelizzazione, riparte dalle fonti e rappresenta una speranza per i cristiani ma anche per tutti gli uomini di buona volontà”. Sul valore del prossimo viaggio papale “come possibile attualizzazione del messaggio dell’Esodo” insiste anche don Benito Marconcini, preside della Facoltà Teologica dell’Italia centrale, secondo il quale il gesto del Papa “rilancia a tutta l’umanità il messaggio che nel Signore è possibile trovare un’unione tra le tre grandi religioni monoteiste”. Nel luogo in cui Dio ha consegnato a Mosé il decalogo, continua Marconcini, riscopriamo che “la Bibbia può essere la base comune di fede e di moralità e la figura di Jahvé può diventare il punto di partenza per il dialogo e la comunione tra le religioni”. Il viaggio del Papa in Egitto – che al Cairo (24-25 febbraio) prevede, tra l’altro, l’incontro privato con il presidente egiziano, la visita al patriarca copto Shenouda III e allo sceicco di Al Azhar, Mohamed Sayed Tantawi, oltre alla Messa nella cattedrale di Nostra Signora d’Egitto – culminerà il 26 febbraio, con il pellegrinaggio sul Monte Sinai e la Messa nel Giardino degli Ulivi, all’esterno del Monastero di S. Caterina del Sinai, ai piedi del Monte Horeb.