La guerra del Kosovo è stata “la prima guerra in tutta la storia della Nato” ma finora non c’è ancora stata “una riflessione adeguata” sui “problemi irrisolti” che il conflitto dei Balcani ha lasciato. Questi, spiegano i promotori, i presupposti attorno ai quali è articolato il convegno “Cinquant’anni nella Nato” che inizia oggi (fino al 26 gennaio) all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “Dopo il crollo del blocco sovietico – spiega lo storico Agostino Giovagnoli, tra i relatori del convegno – occorre una riflessione completamente diversa per capire che cos’è la Nato oggi”. Di qui la necessità di confrontarsi “sull’ipotesi che la Nato, oltre ad un rilevante strumento militare al servizio di una contrapposizione ideologica totale, sia stata anche qualcos’altro, per esempio uno strumento al servizio di una contrapposizione di tipo diverso (geopolitico, culturale) tra Occidente ed Oriente”. Secondo Giovagnoli “la storia italiana fra il 1945 e il 1989 è stata molto più influenzata dalla collocazione geografica e politica del Paese alla frontiera tra Occidente ed Oriente piuttosto che da servizi segreti, trame oscure e terrorismo”. Tra i relatori del convegno, Andrea Riccardi, Guido Formigoni, Roberto Morozzo della Rocca e Vittorio Ianari.