L’attuale crisi delle vocazioni “è una crisi di infantilismo credente, di cattolici che non vogliono diventare adulti”. Lo ha detto padre Amedeo Cencini, concludendo oggi, a Roma, i lavori del convegno su “Nuove vocazioni per un nuovo millennio”, organizzato dal Centro Nazionale Vocazioni. Secondo il relatore, oggi c’è bisogno di una “pedagogia della responsabilità vocazionale”, in virtù della quale “ogni credente deve sentirsi responsabile della salvezza dell’altro”. La vocazione, in altre parole, non va intesa “come autorealizzazione, come primato della dimensione soggettiva, come semplice appagamento che deriva dallo stare bene con sé stessi”. Per Cencini, “il cristiano di oggi non sempre è colui che si sente responsabile del proprio fratello. Ecco perché bisogna ripartire dalla consapevolezza che il cristiano è ‘salvato’ nel momento in cui egli stesso diventa salvezza per gli altri”. Di fronte ad una “cultura antivocazionale”, che “tenta di rendere innocuo Dio, di ridurlo a misura d’uomo, togliendo alla fede cristiana tutta la sua forza d’urto”, non bastano, allora, il “buonismo” o il “ripiegamento devozionale”: “Bisogna rendersi conto – ha detto il relatore – che la ‘grazia a buon prezzo’ è il nemico mortale della nostra Chiesa. Quella offerta da Cristo è, invece, una ‘grazia a caro prezzo’, fatta di una sequela esigente, di un Vangelo sempre da riscoprire, di una Porta Santa che si deve continuamente attraversare”. Anche la pastorale dei sacramenti, ha concluso Cencini, “rischia oggi di essere ridotta ad una logica di ‘usa e getta’, ad un cristianesimo da consumare. Quella del terzo millennio, perciò, dovrà diventare una pastorale più provocatoria che consolante: una pastorale vocazionale non di massa, ma rispettosa dell’originalità del singolo credente”. ” “” “