Un appello ai responsabili politici – ma anche alle persone e alle associazioni – per fare in modo “che le donne incinte in situazione di precarietà siano veramente aiutate, perché tutte possano trovare soluzioni alternative a quella fatale dell’aborto”, viene dalla Conferenza episcopale francese, in una dichiarazione intitolata “Rispettare la vita umana dai suoi inizi”, accennando ad un progetto di legge del governo francese relativo all’interruzione volontaria di gravidanza. Tracciando prima un bilancio di 25 anni di applicazione della legge del ’75 che introduceva in Francia l’aborto (“si contano 200.000 aborti l’anno a fronte di 720.000 nascite”), i vescovi riflettono sulla “fatalità” o meno di questa misura, visto che “tutti sono d’accordo nel riconoscere nell’aborto un trauma o un atto grave”. “Parlare di libertà d’abortire” da parte delle donne è, a parere dei vescovi, “una dolorosa ironia”. “Aiutare le donne – affermano – è agire in modo tale da offrire loro la libertà di portare a termine la gravidanza”. Questa libertà, sottolineano, “è spesso legata, in gran parte, a come il padre accetta di prendere le proprie responsabilità. Egli sembra essere il grande assente riguardo a tutto ciò che si dice a proposito dell’aborto”. I vescovi richiamano però anche le responsabilità dei familiari nell’aiutare le donne in difficoltà e sottolineano “il problema fondamentale del rispetto della vita umana”: “Un embrione rappresenta l’inizio di un vita che, se non viene spenta prima – osservano -, si tradurrà nella nascita di un bambino. Non c’è esistenza umana che non sia cominciata in questo modo. Quindi ogni embrione umano appartiene all’umanità, all’insieme degli esseri umani che la costituiscono”.