“Ci sono due alluvioni. Quella più grave, più micidiale che è questa massa d’acqua che ci ha invasi, che ha rotto gli argini. E quella meno grave, anch’essa un po’ fatale che sono le tante parole per la ricerca e la individuazione del capro espiatorio” è il commento di mons. Vittorio Morero, direttore dell’Eco del Chisone, sulla situazione nelle Valli pinerolesi colpite dall’alluvione. Denuncia la mancanza di rispetto del territorio ricordando che “già trenta anni fa si diceva che bisognava curare la montagna”. E ricorda che “la riconversione non si fa che per generazioni e faticose acquisizioni che toccano anzitutto i nostri modi di pensare e la convergenza fra spontaneità sociale e legislazioni sapienti e condotte a lungo termine”. Conclude lanciando un monito: “Non è sufficiente alzare il tiro in questi giorni dell’ira, ci vuole una strategia a lunga gittata che non si mette in campo con qualche parola magica come il federalismo e il liberismo. Anzi queste due parole che hanno sostituito tutte le ideologie passate hanno la debolezza di sempre, poiché mancano sovente di quel forte connotato che è la responsabilità di tutti verso ciascuno e di ciascuno verso tutti”. (segue)