CONGRESSO MISSIONARIO: MONS. FORTE, “STARE CON UMILTÀ NELLA STORIA”

“Assume la complessità chi non legge la storia a partire da uno schema ideologico e precostituito, chi si sforza di lasciarsi inquietare e provocare nei suoi pregiudizi, chi accetta di sopportare il peso di non avere diagnosi già fatte e terapie predeterminate. La fede deve allora educarsi ad assumere la complessità, a rispettarla, a stare in essa con umiltà e condivisione, a sopportarla nella carità”. E’ una delle caratteristiche dell’azione missionaria della Chiesa. A tracciarla è stato il teologo mons. Bruno Forte intervenendo questa mattina a Castel Gandolfo al Congresso missionario mondiale. L’assunzione della complessità porta però con sé il rischio di “lasciarsi confondere” dall’ambiguità della storia. Ecco perché è importante “il confronto con la Parola”. “Il credente impegnato nell’annuncio – precisa immediatamente Forte – non cercherà nella Parola soluzioni già pronte o facili risposte: egli accetterà di ascoltarla fedelmente e di obbedire ad essa nella pazienza di itinerari di comprensione non sempre brevi e luminosi. Alla Parola porterà la storia reale, le domande aperte, le luci intraviste, i sentieri interrotti: ad essa chiederà la luce”. Nell’incontro tra storia e Parola, l’azione missionaria si schiude a proposte “provvisorie e credibili”: il discernimento della fede infatti “non conduce a soluzioni totali e definitive” e tuttavia tende a “dare indicazioni credibili”. “Nessuna acquisizione – avverte il teologo – nessun successo deve temperare l’ardore dell’attesa: ogni presunzione di essere arrivati, ogni ‘estasi dell’adempimento’ è tentazione e freno”. “Nulla – ha proseguito Forte – è più lontano dallo stile di una Chiesa missionaria, docile allo Spirito operante nella storia, che un atteggiamento di trionfalismo, di cedimento di fronte alla seduzione del potere presente e del possesso in questo mondo. Il popolo di Dio, nato ai piedi della Croce e pellegrino nel lungo Venerdì Santo, che è la storia dell’uomo sulla terra, non dovrà mai scambiare le pallide luci di qualche gloria mondana con la luce della Gloria promessa nella vittoria della Pasqua. Finalità ultima della Chiesa non è affermarsi secondo le misure della grandezza di questo mondo”.