Lo sviluppo della democrazia e della partecipazione di tutti i cittadini alla vita del Paese è il tema sul quale si è soffermato Giovanni Paolo II ricevendo questa mattina il nuovo ambasciatore del Libano presso la Santa Sede, Foaud Aoun. “Il consolidamento della fiducia tra le comunità umane e religiose che compongono il Paese – ha detto il Papa – è una condizione necessaria per bandire la paura dell’altro e per ritrovare il gusto di vivere insieme”. Questa fiducia reciproca, ha proseguito, “si basa sull’accettazione da parte di tutti dei valori morali universali quali il rispetto per la vita e i diritti umani fondamentali oltre alla libertà di coscienza e di religione”. Per il Santo Padre occorre che chi è preposto alla guida del Libano sappia lavorare “con determinazione e perseveranza per il bene comune” ma ciò presuppone “che il Paese recuperi la sua totale indipendenza, una sovranità completa e una libertà priva di ambiguità”. Esprimendo preoccupazione per l’attuale situazione del Medio Oriente, Giovanni Paolo II ha quindi osservato che “l’instaurazione definitiva della pace e della sicurezza nella regione sembra talvolta allontanarsi” e “il concatenarsi delle violenze” rende più difficile ogni prospettiva di riconciliazione. Secondo il Pontefice “Gerusalemme dev’essere un simbolo particolarmente forte di unità e pace” e “le relazioni di fiducia instaurate tra la Sede apostolica e i popoli della regione consentono di sperare che verrà il giorno in cui potrà essere stabilito per i luoghi più santi della città uno statuto speciale internazionalmente garantito”. Rivolgendo infine attraverso l’ambasciatore il “saluto più cordiale ai patriarchi, ai vescovi e a tutti i fedeli delle comunità cattoliche del Libano”, il Papa ha espresso apprezzamento per il loro impegno “nel “consolidamento di relazioni sempre più fraterne con i fedeli di altre chiese e comunità” e “in particolare con i musulmani”, contributo “all’edificazione di un Libano nuovo, capace di superare le incomprensioni e di cercare sopra ogni cosa il bene e la prosperità di tutti i suoi figli”.