IMMIGRATI: CARITAS ITALIANA, “UNA CHIESA CHE ACCOGLIE, UNO STATO CHE FISSA DIRITTI E DOVERI”

“Sul piano civile, si tratta di impostare i rapporti con gli immigrati in termini di diritti e doveri, all’interno di uno Stato laico che garantisce dignità e uguaglianza “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (Costituzione Italiana, art.3)”. E’ il parere della Caritas italiana sulla questione immigrazione, in un editoriale che apparirà nel prossimo numero della pubblicazione “Italiacaritas”. La Caritas elenca i motivi economici, sociali o politici per cui gli immigrati vengono in Italia, ricordando che “è fuori strada chi pensa a una Chiesa e una Caritas interessate a favorire l’immigrazione”. Al contrario, precisa, “ci confrontiamo con questo evento in forza della fede e della carità”. Giudicando “apprezzabili”, gli ultimi “atti e impegni” del “legislatore e del ‘gestore’ politico-istituzionale” in materia “immigrazione”, la Caritas precisa che “la Chiesa non poteva non impegnarsi nell’accoglienza”, altrimenti “avrebbe tradito il Vangelo”. Però, osserva, “una fatica in più delle forze della solidarietà (spesso di laici e cattolici insieme) è stata l’insensibilità anche di una parte dei cattolici”. “La Chiesa non è chiamata solo all’aiuto d’urgenza – puntualizza la Caritas -, né tanto meno è un’agenzia sociale deputata a supplire le istituzioni”. “Ma può essere credibile in tutto il resto della sua proposta”, si chiede, “se non mostra che ogni uomo e donna – di qualsiasi popolo e religione – le stanno comunque a cuore?”. “Non è detto che l’annuncio esplicito che propone la conversione”, rileva la Caritas, sia sempre “il migliore approccio verso credenti di altre fedi, soprattutto se membri di comunità fortemente compatte”. “Talvolta la disponibilità al servizio, la tolleranza e il perdono (rimanendo saldi nella propria fede e limpidi nei comportamenti, offrendo e chiedendo pieno rispetto) – suggerisce – sono già uno specifico evangelico, un vero e proprio ‘annuncio’ al di là delle parole”, per “rendere meno distante” la Chiesa a una parte di “lontani”. Ai “discepoli di Gesù – scrive la Caritas – sta a cuore la possibilità di dialogare e confrontarsi con persone di altre fedi, conoscere valori religiosi e culturali profondi, moltiplicare occasioni d’incontro e tolleranza”. ” “” “