EUROPA: A 50 ANNI DALLA COVENZIONE DEI DIRITTI UMANI

“La soluzione di riscrivere una nuova Carta dei diritti” è conseguenza del parere con cui la Corte di Giustizia delle Comunità europee di Lussemburgo ha respinto l’ipotesi di adesione “dell’Ue alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo” sottoscritta a Roma il 4 novembre 1950 da 15 Paesi. Ad affermarlo, in un’intervista che apparirà sul prossimo numero del Sir, è Maria Rita Saulle, docente di diritto internazionale all’Università di Roma “La Sapienza” e direttore del corso di perfezionamento in “Tutela dei diritti umani fondamentali” presso la Facoltà di Scienze politiche dello stesso ateneo. “Si è trattato – commenta – di una scelta anche politica perché l’Ue vuole avocare a sé una serie di competenze anche nel campo dei diritti umani”. Il 3 e 4 novembre la conferenza europea dei ministri celebrerà a Roma l’anniversario dei 50 anni della Convenzione, con la quale è stata istituita a Strasburgo la Corte europea dei diritti dell’uomo, e la cui area di applicazione si è progressivamente allargata a 41 Paesi. Ad avviso di Saulle, il numero sempre crescente dei ricorsi presentati alla Corte di Strasburgo (parecchie migliaia negli ultimi anni) “dimostra che sempre più persone hanno la conoscenza e la coscienza dei propri diritti e perciò ricorrono allo strumento giuridico della Corte”. Di fronte al rischio di tempi di giudizio sempre più lunghi spiega, con “il protocollo n.11, integrativo della Convenzione, entrato in vigore il 1° novembre 1998 si è modificata la struttura e l’organizzazione della Corte stessa. E’ stata soppressa la Commissione ed è stata istituita una Corte unica, suddivisa in Camere con potere decisionale assolutamente valido. Alla Corte generale si va solo in casi particolari”. E’ allo studio l’ipotesi di istituire “anche delle Corti locali, nelle diverse regioni d’Europa” ed è stata avanzata la proposta di “consentire alla Corte di riunire tutte le cause di uno stesso tipo in un unico procedimento”. “Tutte vie praticabili – è la conclusione della giurista – ma bisogna stare attenti a non tradire l’aspirazione e gli obiettivi della Convenzione”.