E’ finalmente arrivata la soluzione del dramma yugoslavo, con l’uscita di scena di Milosevic, spinto fuori dalla storia non solo e da ultimo dalla piazza, ma soprattutto dalla pertinacia nell’errore e nella violenza. Un intero popolo, tenuto in ostaggio da una dittatura capace di aggiornare il comunismo nel nazionalismo pur di mantenere il potere ed il controllo sul paese, ha potuto approfittare dell’ultima occasione per riappropriarsi della propria identità culturale e civile. L’Europa ha bisogno della civiltà del popolo serbo, finalmente riconciliato con la libertà e al democrazia, per poter credibilmente superare il rischio di disgregazione del tessuto istituzionale e sociale sulla spinta di mafie violente, concretissimo nella tormentata regione balcanica. Ha bisogno che la Serbia possa giocare il ruolo che le spetta e che può essere assai positivo per dare finalmente delle concrete prospettive di ricostruzione a tutta l’area, di cui è uno dei baricentri storicamente più rilevanti. ” “Anche l’Unione Europea dovrà sollecitamente approfittare di questa occasione. E l’Italia, che ha giocato un ruolo rilevante in tutti questi mesi e nel cruciale momento dell’insurrezione pacifica intorno al nuovo presidente Kostunica, potrà essere in prima fila. Le politiche che si metteranno in atto per consolidare la democrazia e mettere finalmente ordine nella regione saranno una verifica decisiva della capacità dell’Unione e dei singoli paesi di svolgere un ruolo in quel “nuovo ordine mondiale” di cui tanto si parla, ma di cui gli Stati Uniti non possono essere l’unico attore.” “Togliere l’embargo sarà la prima misura, e poi dovranno venire aiuti concreti, che possano “promuovere la responsabilità del popolo serbo”, come ha detto a caldo l’Arcivescovo coadiutore di Belgrado, mons. Stanislal Hocevar, e così dare concretezza al “desiderio di un bel futuro” che è nel cuore di tutti i serbi e di tutti gli europei, insieme.” “” “” “