La famiglia vive “oggi una difficile crisi”, ma è necessario che “i cristiani guardino a tale crisi con fedeltà e speranza”, perché può essere il preludio di un nuovo inizio. Famiglia e giovani sono stati al centro del discorso che Giovanni Paolo II ha rivolto questa mattina agli oltre 4000 partecipanti al pellegrinaggio Giubilare dell’Ungheria. Un pellegrinaggio con “speciali motivazioni” per questo popolo, grazie alla coincidenza di due eventi: “Il Grande Giubileo Cristiano e il Millennio Ungherese”. Un’occasione, ha sottolineato il Santo Padre, “di conversione e di impegno a costruire un futuro degno della vostra fede e del vostro glorioso passato, che trova nella famiglia uno degli elementi imprescindibili”. Questa “fondamentale istituzione dell’umana società – ha sottolineato il Papa – vive oggi una difficile crisi, che sembra manifestare l’oblio di fondamentali valori umani e cristiani, fattori indispensabili per il progresso civile e morale dell’umanità. Essa, tuttavia, rivela anche trasformazioni profonde in atto nella società, che possono preludere ad un nuovo inizio”. Dunque, ha proseguito il Santo Padre, “le complesse problematiche che investono l’istituto familiare devono portare i credenti a riscoprire e a vivere i valori del matrimonio e della famiglia, così come vengono proposti dalle Chiesa, per imprimere nuovo slancio alla costruzione della civiltà dell’amore”. Proteggere l'”integrità”, avere “cura” della famiglia, ha detto ancora il Papa, “vi porterà a promuovere ad ogni livello la cultura della vita”. Giovanni Paolo II ha quindi ricordato la “considerevole” presenza di giovani ungheresi alla Gmg. La loro “testimonianza”, la loro “fede”, “rappresentano un segno di speranza per tutti, che infonde coraggio ed esorta a non aver paura del futuro. La loro presenza nelle vostre Chiese schiude alla vostra Patria un orizzonte pieno di promesse e annuncia un futuro migliore”.