“Verità, libertà e responsabilità sono collegate nell’esperienza dello scienziato”. Lo ribadisce Giovanni Paolo II nel discorso che questa mattina ha rivolto ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, dedicata al tema “La scienza ed il futuro dell’umanità”. Sarebbe sbagliato, precisa il Papa, sottolineando la preoccupazione del Magistero della Chiesa sulle responsabilità etiche della scienza, parlare di un tentativo di ‘controllo umanistico sulla scienza”. Al contrario, parlare di dimensione umanistica della scienza “porta a mettere a fuoco un aspetto, per così dire, ‘interiore’ ed ‘esistenziale’ che coinvolge profondamente il ricercatore”. La ricerca scientifica infatti costituisce per il ricercatore “la via per il personale incontro con la verità e, forse, il luogo privilegiato per lo stesso incontro con Dio”. Per lo scienziato, nota ancora il Papa, “comprendere meglio la realtà singolare dell’uomo rispetto ai processi fisico-biologici della natura, scoprire sempre nuovi aspetti del cosmo” si traduce “nel dovere di servire di più l’umanità cui egli appartiene”. Perciò “le responsabilità etiche e morali collegate alla ricerca scientifica possono essere colte come un’esigenza interna alla scienza”. L’uomo di scienza, rileva il Papa, “sa perfettamente, dal punto di vista delle sue conoscenze, che la verità non può essere negoziata, oscurata o abbandonata alle libere convenzioni o agli accordi fra i gruppi di potere, le società o gli Stati”. E proprio per il “suo ideale di servizio alla verità”, egli “avverte una speciale responsabilità nella promozione dell’umanità, non genericamente o idealmente intesa, ma come promozione di tutto l’uomo e di tutto ciò che è autenticamente umano”. ” “” “” “