“Non è ammissibile”, come non lo è “ogni intervento dell’attività politica in materia che attiene direttamente alla libertà degli editori e alla libertà di scelta da parte degli insegnanti”. Alberto Campoleoni in una nota che apparirà sul prossimo numero del Sir, condivide il giudizio di “l’Osservatore Romano” sulla proposta del presidente della Regione Lazio di istituire delle commissioni che valutino la scientificità e l’obiettività dei testi di storia adottati nelle scuole. “Niente commissioni o censure, dunque” osserva Campoleoni, per il quale, tuttavia, rimane centrale il nodo “della qualità, prima ancora che della correttezza storica dei libri di testo scolastici. Non è questione da poco – scrive -, né recente. Se ne discute da anni e i primi a farlo sono gli insegnanti che, bene o male, si misurano quotidianamente con i libri di testo”. E proprio gli insegnanti “diventano l’ago della bilancia” perché “lo ‘strumento libro’ è sempre affidato, prima che ai ragazzi e alle ragazze delle scuole alla professionalità del docente che lo propone, lo usa e lo fa usare”. Ad avviso di Campoleoni è su questa professionalità che “conviene lavorare”; in particolare sulla “competenza circa le dinamiche proprie del lavoro scolastico” e sulla capacità di organizzazione dei processi di apprendimento. In gioco, anche il rispetto degli impegni presi, la coerenza verso la ricerca, “a cominciare dalla necessità di verifica e confronto, così tipici del lavoro propriamente scolastico che peraltro non si esaurisce intorno al libro di testo”. “Evidentemente – conclude – in questa prospettiva mal si concilia, pur in uno scenario di ‘libertà di insegnamento’, quella logica di ‘militanza’ che può portare ad interpretazioni unilaterali se non proprio a svarioni clamorosi anche nell’analisi storica”.” “” “