A rendere difficile la realizzazione effettiva del ddl sul status di docente di ruolo per gli insegnanti di religione vi è un’altra anomalia: “Lo Stato”, ha spiegato mons. Angelini, “deve prevedere una disciplina amministrativa a proposito di un insegnamento sul quale non ha competenza di merito”. Tale valutazione di merito sull’idoneità dei candidati all’insegnamento, e l’indicazione nominativa per l’incarico “è riservata all’autorità ecclesiastica. La dislocazione delle competenze”, ha proseguito, “crea indubbie difficoltà per ogni possibile progetto di disciplina del ruolo e quindi dei concorsi per l’immissione in ruolo”. Nell’intesa tra Ministero della pubblica istruzione e Cei dell”85 erano previste tre diverse figure di titoli abilitanti: un titolo accademico di facoltà teologica, un titolo di magistero in teologia rilasciato da un Istituto superiore di scienze religiose o una qualsiasi laurea accompagnata da un diploma di istituto di scienze religiose. Nel caso in cui il ddl venisse approvato anche alla Camera, spiega ancora mons. Angelini, “potrebbe concorrere al ruolo solo chi appartiene alla terza categoria, dunque quelli la cui effettiva qualifica professionale appare, almeno sulla carta, meno sicura”. L’incongruenza della norma, dice il documento, “appare chiara ad una facoltà teologica come quella dell’Italia settentrionale che fin dagli inizi ha incoraggiato lo studio della teologia da parte dei laici e in molte occasioni si è espressa in maniera critica nei confronti di ogni approssimazione velleitaria nell’insegnamento della religione cattolica nella scuola”. Gli studenti al baccalaureato sono oggi circa 400 nella sola sede di Milano (ve ne sono altre tre parallele nel nord della penisola e 12 studi affiliati per i futuri sacerdoti), per il 90% sono laici, più della metà donne. L’incongruenza della norma spicca se si pensa agli “apprezzamenti che oggi deprecano l’assenza di una cultura biblica nella scuola italiana”, si legge ancora nel documento, che ricorda il desiderio del ministro De Mauro di proporre la Bibbia come libro di testo obbligatorio per la scuola secondaria.