CONCEPIMENTO DI GESÙ: DON DIANICH, “È NUOVO SOLO IL LINGUAGGIO USATO”

“E’ un discorso nuovo solo rispetto al linguaggio abitualmente usato dai teologi”. Così don Severino Dianich, docente di teologia alla Facoltà teologica per l’Italia centrale commenta la lettura “scientifica” che questa mattina il card. Castrillon Hoyos ha dato al concepimento di Gesù nel grembo di Maria parlando alla conferenza internazionale su “Salute e società” in corso in Vaticano. “Due mila anni fa – ha detto il prefetto della Congregazione per il clero – un ovulo è stato fecondato miracolosamente dall’azione soprannaturale di Dio”. “Così – ha aggiunto il cardinale – da questa meravigliosa unione, si formò uno zigote con un proprio patrimonio cromosomico. Ma in quello zigote stava il Verbo di Dio”. “Normalmente – osserva don Dianich – nel linguaggio teologico non si fa questo tipo di lettura dell’incarnazione di Cristo. Non lo sia fa non perché non la si possa fare ma perché si ritiene che non dia nulla di più all’intelligenza della fede. Ciò che è rilevante per la fede è che il Verbo si è fatto carne, senza riduzioni di nessun tipo. Allora in questo senso parlare dell’ovulo fecondato nel grembo di Maria è del tutto possibile e pertinente ma è inabituale. Tutte le specificazioni scientifiche che si danno al fatto che Dio si è fatto veramente uomo, non apportano di per sè nessun contributo alla teologia. Potremmo sicuramente dire che sono forme retoriche che possono rivelarsi efficaci nel contesto in cui il cardinale parlava”. La teologia dà dunque per scontato che Gesù sia stato concepito come tutti in un grembo materno. Sono passaggi comunque che “non svelano nulla di più sulla missione di Gesù, tanto è vero che i Vangeli non ci raccontano praticamente quasi niente sulla sua infanzia e sono interessati invece alla sua opera. Opera la cui premessa sta proprio nel fatto che Gesù era veramente uomo”.