Una medicina “al servizio del benessere integrale della persona” e non “all’insegna dell’efficientismo tecnico e organizzativo”. Sono queste le “indicazioni” che Giovanni Paolo II ha dato al mondo della sanità, incontrando questa mattina, nell’aula nuova del Sinodo, i partecipanti alla XV Conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la pastorale della salute sul tema “Salute e società”. “Voi siete consapevoli – ha detto il Santo Padre – che una scienza medica fuorviata metterebbe, di fatto, a repentaglio non solo la vita del singolo, ma anche la stessa convivenza sociale. Una medicina che mirasse principalmente ad arricchirsi di conoscenza in vista del proprio efficientismo tecnologico, tradirebbe il suo ethos originario, aprendo la porta a dannosi sviluppi. Soltanto servendo l’integrale benessere dell’uomo, la medicina contribuisce al suo progresso ed alla sua felicità, e non diventa strumento di manipolazione e di morte”. Giovanni Paolo II ha invitato gli operatori sanitari a “recuperare alcuni criteri di discernimento etico ed antropologico, che consentono di valutare se le scelte della medicina e della sanità siano veramente a misura dell’uomo che devono servire”. “Sappiate sempre riconoscere – ha aggiunto il papa – con uguale cura le norme etiche, al centro della quali sta l’essere umano con la sua dignità di persona: il rispetto del suo diritto a nascere, a vivere e a morire in modo degno costituisce l’imperativo di fondo a cui la pratica medica deve ispirarsi”.