Sulla vicenda di Nicolas il ragazzo francese con handicap che ha chiesto ed ottenuto dalla magistratura “un risarcimento per essere nato” pubblichiamo la nota del teologo moralista Mauro Cozzoli. La sentenza pronunciata dalla Cassazione in Francia di condanna al risarcimento di Nicolas, il ragazzo gravemente handicappato per una malattia contratta dalla madre durante la gravidanza, a prima vista e ad una lettura emotiva e circoscritta appare come un atto di giustizia congiunta a pietà verso il ragazzo. Entrando invece nel merito e considerata nelle sue ricadute etiche, giuridiche e sociali preoccupa e inquieta. La sentenza, da una parte, viene a stabilire un arbitrario diritto a non nascere, fatto valere dal soggetto retrospettivamente nei confronti di chi lo ha messo al mondo, ovvero non lo ha abortito, potendo o dovendolo fare. Dall’altra, essa s’iscrive sulla strada dell’eugenetica su cui la nostra cultura sta surrettiziamente slittando. La chiave di lettura in questo senso l’hanno data i genitori del ragazzo, dichiarando che sarebbe stato meglio per lui non nascere, essere dunque soppresso prima, che vivere nelle sue precarie condizioni, ed attribuendo questo pensiero (quanto verosimilmente?) allo stesso ragazzo.” “Questo significa che una vita, in fase embrionale e fetale, non rispondente a determinati (da chi?) standard “di qualità” deve poter o deve semplicemente essere eliminata. I medici sono avvertiti: devono fare diagnosi meticolose e precise, secondo cui decidere se una vita “vale” o no e perciò merita di nascere o meno. Il che indurrà sempre più medici, in presenza di dubbi e rischi (e non sono pochi), a “cautelarsi” con indicazioni all’aborto. Con questo si stabilisce una relazione diretta tra diagnosi prenatale e aborto: una diagnosi infausta equivale a una condanna a morte. Il che è eticamente riprovevole: quando mai una diagnosi è stata finalizzata alla soppressione (piuttosto che alla cura e all’assistenza) del malato?” “E’ giusto che un bambino che nasce con gravi handicap goda di speciale assistenza e di maggiori benefici da parte della società. Non però come risarcimento per una diagnosi prenatale sbagliata e quindi per un aborto mancato. Non dunque per la lesione di un fantomatico diritto a non nascere. Ma come obbligo di solidarietà e sussidiarietà, che chiama i garanti del bene comune a una distribuzione delle risorse in proporzione ai bisogni degli individui nella società e perciò alla tutela dei più deboli.” “” “” “