Con la sentenza della Corte costituzionale, che cancella il reato di vilipendio alla religione di Stato, si crea “un parziale vuoto legislativo a cui può porre rimedio soltanto un intervento del legislatore”. E’ il parere del giurista Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta), a proposito della decisione della Consulta che ieri ha cancellato l’articolo 402 del codice penale, che puniva con la reclusione fino ad un anno il vilipendio della religione cattolica. “La norma era legata ad un diverso contesto del nostro Stato e ad una diversa epoca storica – spiega Dalla Torre -. Il problema della religione dello Stato non è quindi il nucleo essenziale della questione. Da questo punto di vista la sentenza della Consulta prende atto di una situazione che si era venuta modificando da tempo, compreso l’accordo di revisione del Concordato del 1984. Quindi si è preso atto che il principio non era più in vigore”. Secondo Dalla Torre l’aspetto problematico deriva invece dal fatto “che il venir meno di questa norma non elimina il problema di una tutela penale della libertà religiosa a livello individuale e collettivo”, per cui “è necessario che il legislatore prenda in seria considerazione la necessità di intervenire in tempi rapidi per poter colmare la lacuna provocata dalla sentenza”. Questo perché, puntualizza il giurista, “la libertà religiosa, a differenza di altri diritti di libertà garantiti costituzionalmente, è particolarmente sensibile a violazione, cioè ha bisogno di particolare tutela di tipo penale di cui forse altre libertà non hanno bisogno”. Inoltre, ricorda, “il fenomeno religioso non solo è ancora vivo e vitale, ma presenta segni di notevole ripresa: questo pone di nuovo, in una società pluralistica, l’esigenza di una attenzione particolare del legislatore nei confronti della libertà religiosa individuale e collettiva.