Il dato più nuovo offerto da queste interminabili elezioni americane è la pertinace volontà del soccombente, che sembra proprio Al Gore, di non accettare il verdetto. Perché questa mancata accettazione non spacca il Paese. Nessuno sembra mobilitarsi per l’uno o per l’altro: queste elezioni certificano, ben al di là dello sbiadito profilo dei protagonisti, la fine della mobilitazione politica tradizionale, che il XX secolo aveva esaltato. Al più resta aperta la strada del ricorso davanti ai giudici, ma sempre all’interno del circuito istituzionale, senza l’intervento della “piazza” o almeno di un’ampia mobilitazione nell’opinione pubblica.” “L’indifferenza e lo schiamazzo sono due facce della stessa medaglia. E questo lo si vede bene in una campagna elettorale che invece è in corso ormai da mesi e sta raggiungendo toni strillati da melodramma. E’ la vicenda italiana. L’impressione per ora è di una rincorsa affannosa e senza metodo del dibattito politico, che inevitabilmente si avvita su se stesso. Così si ritorna sulle decisioni o si è incapaci di prendere decisioni strategiche, in un groviglio che provoca disaffezione.” “Nei prossimi giorni si svolgerà al Centro San Luigi di Francia un importante convegno sul tema: essere cittadino oggi: la crisi del politico. Il caso americano e quello italiano, pur così diversi da risultare non comparabili, dimostrano come il posto strutturale della politica, in particolare al livello dello Stato, sia oggi evidentemente in crisi: dalla “politica assoluta” ancora di pochi decenni fa si passa alla constatazione di una “politica subalterna”, rispetto ad interessi ormai aggregati in un orizzonte globalizzato.” “E’ possibile immaginare, in un clima appunto di crisi, di de-strutturazione e di ri-accentramento dettato da interessi forti, circoli virtuosi di sviluppo? Altro che “fine della politica”, come pure si voleva e si diceva dieci anni fa. La politica è una cosa troppo seria per lasciarla ad un sistema professionale, per lasciare semplicemente al voto (manipolabile, come nelle contee della Florida) il legame con la cittadinanza. Ma qual è oggi lo stato di salute dei soggetti del pluralismo istituzionale che fa vivere le democrazie, dalla persona alla famiglia, alle diverse formazioni sociali? Se davvero ripartisse da qui la riflessione e l’impegno dei cattolici potrebbe avere molto da dire in un passaggio di crisi, che però necessariamente diventa oggi un passaggio “costituente”. Implica infetti di arrivare ad immaginare e costruire nuove forme di rappresentanza.” “