Dietro i dibattiti sulla liberalizzazione o meno delle droghe “si nasconde la questione economica”: è il parere di don Elvio Damoli, direttore della Caritas italiana, che interviene a proposito dei temi affrontati in questi giorni nella Terza conferenza nazionale sulla droga che si è aperta oggi a Genova. “Distribuire sostanze costa molto poco rispetto al costruire progetti – osserva don Damoli -; lasciare in carcere costa relativamente poco rispetto a mettere in piedi percorsi di integrazione; ridurre i danni, se diviene il solo e unico approccio terapeutico, costa nulla rispetto a evitarli del tutto o cercare di eliminarne le cause”. In realtà, precisa, “costa di meno nel breve periodo, nella percezione ragionieristica dello spazio di una finanziaria o di un bilancio comunale” mentre non si arriva a comprendere “che l’unica prospettiva ragionevole è investire risorse nel tempo”. “Non so quanto il mondo adulto dia segnali di presa in carico – denuncia don Damoli -, non so quanto riesca a farsi compagno dei propri ragazzi. Si ha l’impressione che l’indifferenza, l’omissione, la dimenticanza siano le cifre di questo rapporto. Il mondo adulto rimprovera ai giovani di essere schiacciati sul presente, sulle emozioni, sul consumo”. Ma la “volontà di accumulo del nostro sistema economico”, si chiede il direttore della Caritas, “non riduce tutto, soprattutto la dimensione del nostro tempo, all”adesso’ e al ‘qui’?” “I giovani sono attesa e futuro – sottolinea -, in una parola la metafora della vita e sembra che nessuno abbia il tempo e la volontà di impegnare risorse verso di loro”. Don Damoli ricorda che oggi viene definito “drogato” “solo la persona che fa uso di eroina” mentre chi “fa uso di altre droghe (ecstasy, cocaina,…) non viene considerato tale” attribuendo così alle nuove droghe “il vantaggio della loro apparente silenziosità”. La Caritas chiede quindi risposte integrate da parte delle strutture socio-sanitarie-assistenziali e un’azione di prevenzione e riabilitazione attuata attraverso l’ascolto delle persone e delle loro storie difficili.” “” “