“No” alla clonazione riproduttiva, “sì” all’uso di cellule staminali tratte dal cordone ombelicale o da individui adulti, “sì” all’utilizzazione di cellule staminali di feti risultanti da aborto spontaneo o volontario, “purché sia assicurato il consenso libero e informato della donna e siano esclusi rapporti di causalità, collaborazioni fra gli operatori corrispondenti alle due fasi, commerciabilità e brevettabilità”. Questi i punti su cui il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) ha raggiunto l’unanimità, nelle “Raccomandazioni sull’impiego terapeutico delle cellule staminali” presentate oggi alla stampa. A fare una sintesi del documento è stato il presidente del Cnb, Giovanni Berlinguer, che però ha aggiunto che permangono, all’interno del Comitato, “le divergenze sulla definizione ontologica dell’embrione e soprattutto sul suo essere o meno persona e, quindi, la liceità morale dell’uso per fini terapeutici degli embrioni stessi, anche di quelli destinati ad essere distrutti”. Una parte del Cnb, ha spiegato infatti Berlinguer, “nega questa possibilità, anche per gli embrioni crioconservati e destinati a non essere impiantati nell’utero. Un’altra parte la ritiene lecita, limitatamente agli embrioni non più destinati a essere impiantati e a condizione che siano consapevolmente donati a questo fine dalle donne o dalle coppie”; entrambe le posizioni, si legge nel documento, hanno “pari dignità etica”. Dopo aver reso noto che il Comitato è stato “concorde nel riconoscere il carattere positivo dell’uso di cellule staminali tratte dal cordone ombelicale o da individui adulti”, Berlinguer ha sottolineato che “l’obiettivo ottimale è quello di poter riprogrammare cellule mature del paziente di cui si intende rigenerare il tessuto”, perché ciò “rappresenterebbe un vero trapianto cellulare senza rischi di rigetto”. Una strada, questa, ha ricordato tuttavia il genetista Alberto Piazza, coordinatore del gruppo di lavoro che ha elaborato il documento, “ancora difficile da percorrere”, mentre quella dell’uso di cellule staminali embrionali “risulta la più praticabile, anche se pone problemi etici”. ” “